Il Periplo della Sicilia lungo mare e montagne
Vado sempre con passione alla scoperta della terra che mi ha dato un quarto del mio sangue. Terra estrema, che non conosce le mezze misure, la Sicilia. Paese speciale Linguaglossa, Linguarossa in siciliano, ai piedi e sulle lave dell’Etna, non distante da quel capolavoro che sono le gole dell’Alcantara e dal mare di Taormina.
Una quarantina di giorni d’intenso cammino autunnale per un periplo lungo coste e montagne, con partenza e arrivo a Messina. Prima l’Appennino siciliano, cioè Peloritani, Nebrodi e Madonie, camminando per dorsali in vista del mare e attraversando faggete e pascoli. Da Palermo ad Agrigento scavalcando i monti Sicani. Poi la martoriata costa di Gela e Licata, i muretti a secco dei monti Iblei, Catania e, da via Etnea, su, in un solo giorno, alla Torre del Filosofo: 2.900 metri di dislivello in salita con zaino tosto affardellato. Ricordo la notte di gelo e di vento che costrinse Cristina e il sottoscritto a smontare alla meglio la tenda per ripararci tra le macerie degli scantinati della torre. E la mattina, sul cratere di nord-est, neve gelata sparata addosso dal vento e svariati gradi sotto lo zero al limite del congelamento. Ma solo qualche ora più tardi, dopo la veloce discesa a grandi balzi sulle lave, il tiepido bagno nel mare di Giardini Naxos. Straordinaria Sicilia, non si può descrivere: è un continente da vedere al ritmo dei propri passi, che bisogna meritare con zaino in spalla. Sempre, anche quando un anziano pastore, vedendoci arrivare da un crinale madonita, ci accolse con un’affermazione che non dimentico neppure oggi, dopo 28 anni: “la vita è già dura da passare e voi vi siete caricati così pesantemente!”.
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